Verità o falsità?
Savina Tarsitano

Se l’arte ha una missione, è quella di narrare ciò che gli altri non percepiscono a occhio nudo, quelle sfumature di verità che si nascondono in parole non dette o sussurrate, la realtà dell’illusione o verità scomode. Aristotele scriveva: “Lo scopo dell’arte è quello di rappresentare non l’aspetto esteriore delle cose ma il loro significato interiore.” La narrazione è una parte fondamentale di ogni espressione artistica, che contiene mille verità o nessuna verità o solo una percezione di ciò che siamo, di ciò che vediamo, di ciò che siamo o vogliamo essere.

Manuel Canelles gioca con diversi linguaggi, sfida la drammaturgia, il linguaggio radiofonico, le arti visive in un montaggio emotivo di voci, diversi modi di espressione che si confrontano e dialogano, mette in scena quella che viene definita la realtà quotidiana, scandaglia le strade di Barcellona, si immerge nei vicoli della città per incontrare le persone, intervistarle e parlare. Ma cosa succede nel momento dell’incontro, della registrazione e della trasmissione traducendo il tutto in un’installazione artistica? In questi diversi momenti, frammenti di vita quotidiana, sorge una domanda: dove sta la verità del pensiero? Quella di Manuel è una sfida, ne è consapevole, che lo porta a dialogare in diverse città, luoghi diversi, da Roma, Barcellona, Bolzano, con diverse messe in scena, come sa fare un buon drammaturgo. L’interdisciplinarità dei linguaggi decodifica non solo la “verità” che pensiamo di conoscere, ma anche la “non verità” che non vogliamo affrontare.

Viviamo in un’epoca, dove l’informazione scorre come un fiume in piena, dove la manipolazione è diventata la “verità” di molti. Manuel Canelles ci porta a riflettere sul fatto che ogni pensiero, azione, parola possano diventare un pezzo di teatro, tra finzione e realtà, tra verità e non verità. Nello spazio di Espronceda a Barcellona è andato oltre, dialogando sia con gli abitanti del suo progetto che con lo spazio, il pubblico, portando lo spettatore a ulteriori sperimentazioni. Entrando in una stanza, da soli, di fronte solo un microfono e loro stessi, la loro voce e la loro verità.
Viviamo in un mondo di finzioni e drammaturgia e il progetto On Stage ci conduce in questo labirinto emotivo, di verità e non verità, di messa in scena, di manipolazione, ma la verità è quella dell’incontro con noi stessi di quelle parole dette e non dette, di quei momenti di autenticità incisi nella memoria dell’abitante edel luogo. Come definisce Tolstoj: “L’arte è un’attività umana che consiste in questo, che una persona consapevolmente, attraverso certi segni esterni, trasmette agli altri i sentimenti che ha provato, e gli altri sono colpiti da questi sentimenti e li vivono in se stessi.

L’arte è un’attività umana che consiste nel fatto che una persona consapevolmente, con certi segni esterni, trasmette ad altri sentimenti che ha provato, e altre persone sono influenzate da questi sentimenti e li vivono in se stessi.” Quindi siamo noi a definire ciò che è reale e ciò che è fittizio, dove si colloca la verità e la falsità per cui l’arte diventa il filtro di ciò che non riusciamo più a vedere perché forse la vita stessa è diventata una finzione, un palcoscenico. E viceversa. Come disse Einstein: “L’importante è non smettere di domandare. La curiosità ha una sua ragione di esistere.” E quello che Manuel Canelles ci ha incoraggiato a fare.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: