On Stage
Manuel Canelles

On Stage è un progetto che affronta dall’interno la tematica della messa in scena, della drammaturgia, del confine sottile e ambiguo tra rappresentazione e realtà e dunque della narrazione intesa come una delle massime forme di controllo.
Attraverso una stratificazione di processi di narrazione cerco di riflettere sul concetto stesso di messa in scena, partendo dal linguaggio cinematografico e del radiodramma.
Questa ricerca mi porta ad affrontare la tematica dell’illusione, del condizionamento e della manipolazione. Decido, dunque, che il codice narrativo utilizzato non può essere altro che la parola, nella sua forma orale e scritta. Una parola raccontata che, seppur scritta, è continuamente
oggetto di manipolazione e corruzione.
Come in un lungo cantiere di restauro, On Stage cerca di mostrare al pubblico sempre l’ultimo strato del lavoro ma senza coprire del tutto quelli precedenti.
Anche per vicissitudini personali lavoro sul principio secondo cui chi compie un atto di iscrizione -ad esempio raccontando/scrivendo come reale una propria percezione- altera il reale percepito precedente e la verità di un fatto -seppur esiste- da qualche parte fluttua nel proprio oblio.
Per questo On Stage -come ogni processo di narrazione- è un progetto liquido, non finito, in continua trasformazione.
La prima suggestione per questo lavoro è affiorata ascoltando nei miei continui viaggi in auto- i film alla radio alla trasmissione Hollywood Party di Radio Radio3. Pertanto uno degli esiti del progetto è la rappresentazione di drammaturgie sonore, fruibili attraverso cuffie e diffusori audio.

Riassumendo questo ultimo anno e mezzo di lavoro, OnStage si sviluppa in varie fasi e coinvolge diversi partner.

Principio e fondamento della prima fase a Roma è stato il bisogno di una ricognizione sugli aspetti della percezione e della costruzione narrativa. Ragioniamo sulla tematica del progetto, elaborando un pensiero sul ruolo della rappresentazione nella società contemporanea e nelle relazioni quotidiane e sviluppando una traccia drammaturgica con l’intenzione di porre lo spettatore in allerta sul tema del confine incerto tra realtà e raffigurazione.

L’audio di questi incontri –quasi una riflessione sul senso stesso di drammaturgia- rappresenta la base per un processo di trascrizione ovvero la conversione -da parte mia- in copione scenico delle discussioni e di tutti i rumori realmente avvenuti durante quelle giornate di lavoro. Operazione che già di per sé altera l’oggettività dei fatti. Questi testi rappresentano la base per un dramma fruibile solo via audio, recitato (appunto) in una fase successiva del lavoro.

Durante le settimane di residenza artistica a Barcellona, decido invece di impostare il lavoro attraverso un’azione di relazione con lo spazio urbano e con alcuni spazi abitativi privati, immergendomi nei quartieri popolari della città e registrando suoni e dialoghi della quotidianità sia in esterno che all’interno di singole abitazioni. Questa mappatura sonora dello spazio viene
decontestualizzata attraverso un processo drammaturgico di editing del suono e successivamente riproposta mediante diffusori audio posizionati sulle pareti della galleria. Tale materiale acustico esalta intenzionalmente la polisemia delle interpretazioni, inducendo un effetto di straniamento. Predispongo un registratore all’interno di un black box –costruito come
una sala da regia radiofonica- tale da offrire a ciascuno la possibilità di raccontare al microfono le immagini dai suoni ascoltati durante la fruizione in sala. Lo spettatore si trasforma in attore del proprio racconto. La dimensione teatrale della cabina da regia (onstage) rappresenta l’unico impianto visivo dell’installazione. I suoni diffusi in sala e la narrazione dello spettatore dentro la cabina di regia possono sovrapporsi, dato che il microfono è collegato in tempo reale con cuffie wireless posizionate sulle pareti della galleria stessa. Questa stratificazione di ascolti e di condizionamenti è un nucleo fondante dell’azione: in mancanza di controllo effettivo della fonte le interpretazioni narrative derivate dall’ascolto dello stesso suono sono infinite e condizionate
anche da fattori extrasensoriali (ad es. lo storico del vissuto personale dei fruitori ecc).
L’impossibilità di controllo e verifica sul fatto accaduto permette di creare infinte drammaturgie, pur in presenza di un output (i suoni degli speakers appesi alle pareti) uguale per tutti.

Se dunque la prima fase di ricerca è stata fondamentale per immaginare, impostare e poi realizzare il progetto nell’ambito di una realtà cosmopolita come quella di Barcellona, la terza sessione di lavoro amplifica la ricerca operata alla Galleria Espronceda e lavora nel contesto di una realtà diversa anche se altrettanto interessante e multiforme come quella di Bolzano.

Grazie alla collaborazione del Centro Giovanile Vintola18, Bolzano diventa lo spazio artistico di produzione delle registrazioni sonore e dunque di coworking tra il team originario e gli attori chiamati a trasformare in una sorta di radiodramma le parole dette durante la prima fase e trasposte successivamente in forma di copione.

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