Oltre la realtà, la messa in scena.
Ilaria Termolino


La rappresentazione in arte nasce dall’interpretazione della realtà manipolata dall’artista e presentata al pubblico sotto forma di opera.
Manuel Canelles riflette sul sottile confine tra realtà e rappresentazione e lo fa utilizzando uno strumento a lui noto: la drammaturgia.
Nasce On Stage, un progetto itinerante e in continua trasformazione. Liquido, proprio per la sua capacità di adattarsi al meglio allo spazio in cui viene accolto. Non solo si muove in varie città europee (Roma, Barcellona,
Bolzano) ma passa attraverso diverse mani (attori, sociologi, scrittrici, tecnici del suono, il pubblico di una galleria d’arte, gente comune…). Cambia di forma, si adatta al nuovo contesto, si trasforma pur mantenendo una
connessione tra le diverse fasi. Con On Stage, infatti, si assiste sempre alla creazione di una realtà tramite la narrazione e alla sua successiva rappresentazione o, meglio, messa in scena. Canelles si affida al logos, adotta la parola come suo codice narrativo. Orale, nel caso di Barcellona e scritto per i copioni usati a Roma e a Bolzano.


Quando On Stage sbarca a Barcellona, Canelles indirizza la sua ricerca sui suoni prodotti dalla città. Non solo registra i rumori delle chiassose strade della metropoli catalana, ma entra nelle case per catturare i suoni prodotti
in questi luoghi intimi e familiari. Dopo questa prima fase di “raccolta dei suoni”, ne segue una di “manipolazione in studio” dove Canelles prepara l’opera per metterla in scena nella Galleria Espronceda. Il grande spazio di
Espronceda viene attentamente allestito e preparato per riprodurre i suoni raccolti e manipolati dall’artista. Aperto il sipario di Espronceda al pubblico, la messa in scena è in atto: lo spettatore si trova davanti a una realtà incomprensibile dove la sua percezione, alterata e distorta dall’artista, può spingerlo a ricostruire una falsa realtà, oppure, può spronarlo ad interrogarsi sul suo modo di porsi di fronte alla rappresentazione e alla ricerca della realtà.
Attraverso l’effetto di straniamento lo spettatore è posto in allerta dal Canelles che vuole mostrarci come la narrazione possa divenire un potente strumento di controllo. Canellas dà vita, nella Galleria Espronceda di Barcellona, a una drammaturgia sonora che disorienta lo spettatore ma può spingerlo a riflettere. Anche di fronte a una narrazione ben costruita, dovremmo chiederci: qual è la differenza tra verità e messa in scena? La lettura di un testo o l’ascolto di suoni e voci riprodotte sono strumenti sufficienti per risalire alla realtà di quei suoni e di quelle voci? Oppure quello che vediamo e sentiamo è solo una realtà riportata, volontariamente manipolata, corrotta, per essere data in pasto al pubblico?
Durante la visita nella Galleria Espronceda, lo spettatore non ha la possibilità di risalire all’origine di quella parola, di quel suono. Solo l’artista ha assistito al momento della registrazione e della successiva manipolazione in studio. Io stessa, pur avendo assistito alla fase di cattura dei suoni, non riuscivo a ricreare il contesto di partenza, non riuscivo più a ricordare l’origine, la verità dietro a quel suono.


La mia realtà e quella dello spettatore avevano subito un processo di condizionamento causato dall’intervento dell’artista demiurgo che manipola il suono.
Così non ci rimaneva che entrare nel black box e raccontare la nostra esperienza a un registratore: lo spettatore entra in azione e diviene parte attiva, collabora al progetto, ne diviene attore. Numerose le sensazioni: c’è chi si immagina una storia dietro a quei suoni, a quelle parole e la racconta costruendo un ulteriore livello narrativo del progetto. C’è chi, invece, non crea una storia ma si interroga: “Se ci fate caso, anche adesso, non state godendo
di un vero silenzio. C’è sempre qualcosa da ascoltare, sempre c’è un rumore. Sei mai potuto stare in silenzio?“, si domanda uno spettatore. L’attore spettatore aggiungerà la sua voce alla stratificazione di ascolti e di
condizionamenti: il microfono della cabina di regia è connesso a cuffie wireless posizionate sulle pareti di Espronceda per essere indossate dal pubblico.
Manipolando i suoni Canelles crea un universo assurdo, provoca un straniamento nell’osservatore con lo scopo di svelare la falsità, la manipolazione che può nascondersi dietro la rappresentazione. L’artista, demiurgo dei suoni, ci invita a riflettere sull’errore che potremmo fare nel basare la nostra realtà su qualcosa che potrebbe essere solo il frutto di un’illusione, una realtà manipolata, una messa in scena.

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